• 31 marzo 2016 /  Esoterismo-Occultismo

    La costituzione dell'uomo e i 7 principi nel buddhismo esoterico - Alfred Percy SinnetI più alti principi che costituiscono l’uomo, non sono sviluppati pienamente nell’uomo contemporaneo; ma l’uomo completamente sviluppato possederà i seguenti elementi: 1° Il corpo ( Rupa ) 2° La vitalità ( Prana o Iiva ) 3° Il corpo astrale ( Linga-sharira ) 4° L’anima animale ( Kama-rupa ) 5° L’anima umana ( Manas ) 6° L’anima spirituale ( Buddhi ) 7° Lo spirito ( Atma ). In questo quadro i principi trascendenti sono posti gli ultimi; ma il lettore con studio approfondito comprende­rà che essi devono occupare il primo posto, quando l’uo­mo abbia perfettamente compiuta la sua evoluzione. I gas più sottili, entrando in una certa quantità nella composizione del corpo umano, devono anch’essi essere posti all’ultimo piano, quello cioè della materia.

    Il secondo principio Iiva o Vitalità, che per la sua unio­ne con la materia grossolana, chiamata impropriamente inorganica, mentre dovrebbe essere detta inerte, la trasfor­ma in organica, è già qualche cosa di interamente diffe­rente dai più sottili stati di materia posti al basso della scala.

    Ma allora, potremo domandarci: “questo secondo prin­cipio è materiale?”

    A questa domanda, che ci trasporterebbe lontano dal nostro soggetto, e in mezzo a sottili discussioni metafìsiche dirette a sapere se Forza e Materia siano cose identiche o diverse, basterà per il momento rispondere che la Scien­za Occulta le considera come identiche, e che tutto in natura è materia. Benché nessun concetto dell’universo, nessuna idea dei destini dell’uomo e di tutta quanta la natura siano maggiormente elevati, sul piano spirituale, di quelli che si formò la scienza Occulta: questa scienza è immune tuttavia dall’errore che attribuisce risultati ma­teriali a cause immateriali.

    Per la Scienza Esoterica Materialismo e Spiritualismo sono una cosa identica, che si presenta sotto aspetti diversi.

    La spiegazione del mistero giace interamente in un fat­to noto agli occultisti. Questo fatto è che, essendo ogni cosa materia, questa si manifesta talvolta sotto forme e stati di tale natura che i sensi nostri, non organizzati per corrispondere a queste manifestazioni, non ne rimango­no impressionati.

    Il secondo principio materiale ci si presenta dunque sot­to l’aspetto di forza, e la sua affinità per la grossa materia è tale, da non potere essere separato da una massa o da una sua particella, senza che si precipiti a combinarsi con altra massa o con altra particella.

    Allorché per l’abbandono dei suoi principi più elevati, che lo avevano reso una realtà vivente, il corpo dell’uo­mo muore, il secondo principio o il principio di vita non gli resta aderente come una unità, ma aderisce a ciascu­na molecola del corpo a mano a mano che questo si de­compone, e va ad animare tutti i nuovi organismi prodot­ti da questa decomposizione. Se voi sotterrate il corpo, Iiva si attaccherà ai vegetali che nasceranno dalla decom­posizione delle forme più basse dell’animalità.

    Bruciate questo stesso cadavere, e Iiva indistruttibile prenderà istantaneamente il volo verso il corpo del pia­neta, da cui venne sottratto in origine, ed entrerà in nuo­ve combinazioni conformi alle sue affinità.

    Il terzo principio, il corpo astrale o “Linga-Sharira” è il duplicato etereo del corpo fisico, il suo disegno originale: egli guida Iiva nel suo lavoro sulle molecole fisiche ed è il tipo, il modello sul quale si costruisce il corpo o, piutto­sto, egli è la forma sulla quale il corpo si va plasmando.

    Essendo il corpo astrale animato anch’esso dai più alti principi, la sua unità non può essere preservata che dal­l’unione di tutto il gruppo. Alla morte, esso si separa dal corpo dopo un periodo abbastanza breve, e in talune condizioni anormali può anche rendersi visibile temporaneamente ai viventi. In tali condizioni esso è sempre considerato come il fan­tasma o l’ombra della persona morta.

    Apparizioni spettrali possono anche prodursi in una ma­niera diversa; ma qui il terzo principio, allorché si manife­sta come fenomeno visibile, non è che un aggregato di molecole le quali non hanno più né vita, né coscienza.

    E questo spettro non può dirsi un Essere, come non si dirà certamente un Essere quella forma umana o spettrale disegnata in aria da un aggruppamento fantastico di nubi.

    A dire il vero, il “Linga-Sharira” non abbandona mai il cor­po, se non alla morte, e anche allora se ne discosta poco.

    Quando appare come l’ombra di un morto, il che avvie­ne di rado, non può essere veduto che presso il luogo ove il corpo giace.

    Nei casi speciali di Medianità Spirituale può altresì, e per un tempo assai breve, uscire dal corpo, ed essere visibile accanto a lui; ma allora la vita del Medio corre serio pericolo.

    Alterando involontariamente le condizioni che permi­sero al corpo astrale (Linga-Sharira) di lasciare il corpo fisico, il suo ritorno diverrà impossibile; il secondo principio (Iiva la Vitalità) cesserà di animare questo corpo e la morte sopravverrà.

    In questi ultimi anni, nei quali qualche barlume di scien­za occulta cominciò a spandersi attraverso il mondo, la parola “corpo astrale” si è applicata a una forma umana nella quale i più alti principi sono perfettamente attivi.

    Questa forma ha la facoltà di allontanarsi, o piuttosto di proiettarsi lungi dal suo corpo fisico.

    Ogni Adepto vivente possiede questo potere, e può con la coscienza completa dei suoi atti, con l’intenzione netta di agire in questa o in quella guisa, separare questo corpo etereo dal suo corpo più grossolano.

    Il fenomeno di proiezione del corpo astrale, effettuato dall’Adepto in piena conoscenza di causa, può essere pro­dotto da ogni persona morente che si trovi in quel mo­mento in certe condizioni.

    Questo fenomeno si manifesta allora per l’applicazione accidentale di una certa forza agente sui principi del mo­ribondo, resi più liberi dal rilassamento dei legami, che li tenevano riuniti alla forma proiettata.

    Corpo astrale, non è propriamente la parola che dovreb­be usarsi in questo caso, ma siccome non v’è alcun incon­veniente pratico a impiegarla, così continueremo a servirci di questo nome per designare l’apparizione proietta­ta, non dovendosi temere nessuna confusione. Difatti il Linga-Sharira, o terzo principio, è rigorosamente il solo che sia veramente il “corpo astrale”; e questo non può lascia­re giammai completamente il corpo fisico, e diventare il veicolo dei più alti principi.

    I tre principi inferiori, quelli dei quali abbiamo parlato, cioè Rupa il corpo materiale, Iiva la vitalità, Linga-Sharira il corpo astrale, sono, come vedremo in seguito specifica­tamente, di natura essenzialmente terrestre, e devono, come entità personali, finire e scomparire, quantunque le molecole che formavano queste entità siano indistrutti­bili.

    Alla morte dell’uomo questi tre principi non sono più nulla. Aggregazione di molecole alla sua nascita, disgre­gazione di molecole alla sua morte.

    II quarto principio è il primo fra quelli che appartengo­no alla natura superiore dell’uomo.

    Il vocabolo sanscrito “Kama-Rupa” che si traduce soven­te per “corpo del desiderio”, sembra espressione tanto gros­solana, quanto mancante di esattezza.

    Una traduzione che si occupasse più dello spirito che della lettera, chiamerebbe il Kama-Rupa, veicolo della vo­lontà, ma il nome di anima animale, dato precedentemen­te a questo principio, converrebbe forse meglio.

    Nel Theosophist dell’ottobre 1881, ove apparvero i primi cenni sulla costituzione settenaria dell’uomo, il quinto principio porta il nome di anima animale, nome che gli fu dato in opposizione al sesto, l’anima spirituale; ma ciò de­gradava in certo modo il quinto, che è il principio essen­ziale dell’uomo.

    Benché l’umanità, quando la si paragoni allo spirito, sia di natura animale, possiede tuttavia degli attributi che gli animali non posseggono, e ciò la innalza molto al di sopra della creazione animale propriamente detta.

    Al Kama-Rupa, o quarto principio, appartiene dunque correttamente il nome di “anima animale”, poiché è il più elevato principio sviluppato sul piano dell’animalità, e suscettibile di svolgere in sé qualche cosa di infinitamen­te più elevato, per la sua unione con il quinto principio in via di perfezionamento.

    Ma l’anima animale, che tiene tuttora nell’uomo un posto così rilevante, è la sede dei bisogni materiali e grossolani: è la forza che opera sovente da padrona assoluta nell’Es­sere umano, e può elevarlo o abbassarlo, secondo che si trovi a distanza più o meno grande dal quinto principio. Quest’anima animale può agire anche sul quinto princi­pio, influenzarlo più o meno profondamente e produrre effetti i più disastrosi.

    Il quinto principio, l’anima umana, o Manas, come lo chiama il sanscrito, è, sotto uno dei suoi aspetti, la sede della ragione e della memoria.

    Una parte di questo principio, animata dal quarto è la for­ma realmente proiettata da un Adepto allorché appare, for­ma che noi chiamiamo impropriamente il suo “corpo astrale”.

    “L’anima umana” non è ora sviluppata che parzialmen­te nella grande maggioranza della Specie.

    È importante notare bene questo fatto relativo all’imperfetto sviluppo del Manas e, a più forte ragione, dei prin­cipi superiori: poiché è impossibile formarci un concetto esatto del vero posto che l’uomo occupa in questo mo­mento nella natura, fino a che commetteremo l’errore di crederlo arrivato alla sommità della sua evoluzione.

    Una delle conseguenze gravi di questo errore è l’impe­dimento ad anticipazioni sui secoli futuri, non permet­tendoci di calcolare razionalmente quale avvenire possa essere riservato alla specie umana, e il rendere impossi­bile apprezzare il genere di esistenza alla quale giungerà l’uomo interamente sviluppato; esistenza nella quale la dottrina esoterica cerca di farci penetrare anticipatamente.

    Dal non essere il quinto principio ancora pienamente sviluppato si comprende come il sesto si trovi ancora allo stato embrionale.

    Questa idea è stata espressa in differenti modi.

    Secondo alcuni, noi non possediamo affatto il sesto prin­cipio, non avendone che il solo germe.

    Secondo altri, il sesto principio non è in noi, ma si libra sopra di noi, e le più nobili aspirazioni della nostra natura devono condurci a raggiungerlo e ad ascendere fino a lui.

    Si è detto ancora: ogni cosa, cioè animali, vegetali, minerali, e non soltanto l’uomo, ha i suoi sette principi; e il più elevato fra essi, il settimo, percorre il filo infinito di vita che va, dall’inizio al termine dell’evoluzione, unendo in una successione determinata le innumerevoli incarnazioni che formano una serie completa dal punto di partenza, cioè dall’Unità, fino al ritorno all’Unità medesima.

    Sono questi, in fondo, modi diversi per esprimere la stessa idea; ma riunendoli, possiamo estrarne l’essenza e comprendere meglio la dottrina del sesto principio.

    Il quarto principio ha ricevuto il nome di anima animale, il quinto quello di anima umana, il sesto si chiamerà l’anima spirituale e il settimo lo Spirito.

    Sotto un altro aspetto si può dire che il sesto principio sia il veicolo del settimo; e in modo generico, che a partire dal quarto, ciascuno dei più alti principi sia il veicolo di ciò che nella filosofia Buddhista si chiama Sostanza Una o Spirito.

    Sicché la Sostanza Una sarebbe lo strumento di ogni perfezione; e sarebbe essa che animerebbe con il suo soffio i nostri più alti principi.
    Nell’animale la Sostanza Una si concentra nel Kama-Rupa, che è il principio superiore dell’animalità.

    Nell’uomo ordinario comincia a penetrare il quinto principio; nell’uomo perfetto penetra il sesto; e quando penetrerà il settimo, l’uomo non sarà più uomo, poiché avrà raggiunto una condizione di esistenza talmente superiore all’attuale, che noi non possiamo farcene un concetto.

    Quest’ultima idea ha una grande importanza perché ci impedisce di considerare i quattro principi superiori come un fascio, nel quale le differenti parti sarebbero legate fra loro e non avrebbero un’individualità propria se non al

    L’anima umana rimasta sola non può, come l’anima animale, conservare la sua personalità, e non tarderà perciò a divenire incosciente.

    Abbiamo già detto che i principi i più elevati sono materiali, cioè di costituzione molecolare.

    Ma le molecole che li compongono sono di una sottigliezza tale, che i sensi i più delicati, aiutati anche dagli strumenti più perfetti, non possono distinguerli.

    Sicché i principi, essendo composti, sono separabili. Lo stesso principio sesto può fare divorzio con il suo vicino inferiore il quinto; ma nello stato attuale di sviluppo della specie umana il sesto principio o “anima spirituale” può reincarnarsi, e per il suo contatto con un organismo umano accadrà, che un altro quinto principio o un’altra “anima umana” si svilupperà di nuovo.

    Cosa diverrà allora il quinto principio che è stato abbandonato? Questa “anima umana” degradata si rivolgerà verso il quarto principio, e sarà una cosa sola con l'”anima animale” che l’ha attirata.

    Nondimeno, il quinto principio, il quale non è più nulla allorché i principi superiori lo abbandonano, è a personalità stessa dell’uomo; ma non è l’individualità che non bisogna confondere con la personalità, cosa eminentemente illusoria e transitoria.

    Difatti questa personalità, quando può elevarsi fino a unirsi con il sesto principio o con l’anima spirituale, conserva attraverso esistenze innumerevoli, una individualità permanente.

    Le cause che producono la disintegrazione dei principi, l’annichilazione di alcuni di essi come unità, e la parte che è riservata alla coscienza dell’uomo attraverso la durata della sua evoluzione, saranno studiate in seguito.

    Innanzitutto, e per essere compresi meglio, dobbiamo occuparci dei processi dell’evoluzione, in virtù dei quali i principi dell’uomo si sono sviluppati.

    Tratto da “Il buddhismo esoterico o il positivismo indiano” di A. P. Sinnet

    Posted by blacksun-sole-nero @ 23:27

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1 Comment to La costituzione dell’uomo e i 7 principi – A. P. Sinnet

  • la configurazione dell’uomo da parte di Sinnet, non riesce a spiegare in maniera convincente una serie di fenomeni abbastanza comuni.
    Mi pare ricalchi in toto l’insegnamento della Blawatsky.
    il problema è che, da allora (19°) secolo, i vari appartenenti alla S. Teosofica si limitano a trascrivere le stesse idee e gli stessi schemi.
    In ogni dottrina, gli stessi principi vengono espressi utilizzando i numeri trascendentali : 3, 5, e 7 appunto.
    Questo perchè l’importanza dei numeri in questione è ancora parzialmente sconosciuta. Così vale anche x il numero 8 presente in tutte le costruzioni sacre.
    Il cosiddetto corpo astrale, secondo le teorie più accreditate,dovrebbe comprendere anche il kama rupa ed il mondo onirico.
    Lo stesso dovrebbe essere a propria volta suddiviso a causa dei sogni vividi che si differenziano dagli altri.
    L’uscita dal corpo consapevole, inoltre, traduce un fenomeno che non si può confondere con i precedenti citati!
    Occorrerebbe un numero ben più elevato x esplicare l’uomo.

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